Si chiude l’anno dei borghi: il turismo è cresciuto del 7%

Nel 2017, dopo decenni di migrazione verso le coste, l’Italia si è voltata a guardare verso l’interno. Il ministero dei Beni culturali lo ha proclamato anno dei borghi. Il Parlamento ha approvato – dopo 15 anni di tentativi a vuoto – la legge Realacci a difesa dei piccoli Comuni, quelli con meno di 5 mila abitanti. La presidenza del Consiglio dei ministri ha elaborato uno studio sul valore delle aree interne, scoprendo a sorpresa che hanno attirato il 36% dei turisti, con una media di 11 per abitante contro i 5,4 del territorio rimanente. Inoltre le presenze nelle aeree rurali sono cresciute di più del 7% e il turismo dei cammini ha avuto un incremento a due cifre.

“I 6 mila borghi italiani costituiscono un grande museo diffuso. Circa un decimo è in stato di abbandono e un quarto in fase di spopolamento, ma si comincia a delineare una controtendenza”, osserva Giuseppe Roma, coordinatore del Comitato scientifico internazionale di Cittaslow. “Il movimento di ritorno non è trainato solo dal turismo: conta, soprattutto tra i giovani, una nuova sensibilità nei rapporti con l’ambiente e un nuovo valore aggiunto che si sta creando attorno ai prodotti ad alta qualità alimentare. Ad esempio a Montisi, una piccola frazione di San Giovanni d’Asso, in provincia di Siena, non esiste un albergo ma quando c’è la festa dell’olio il paese si riempie. Per moltiplicare il processo bisognerebbe creare presidi: empori che facciano da ristorante, bancomat, farmacia, ufficio postale”.

Molti suggeriscono un recupero dei borghi multifunzionale. Uno dei primi ad aprire la strada è stato Brunello Cucinelli, il re del cashmere che ha restaurato in modo impeccabile le case arroccate attorno al castello di Solomeo ricreando il concetto di borgo come fabbrica delle idee e delle innovazioni. Con il bello e l’utile che s’intrecciano fino a confondersi.

Poi è toccato a Santo Stefano di Sessanio, una rocca medicea ai piedi del Gran Sasso recuperata da Daniele Kihlgren, grazie all’accordo con il parco nazionale del Gran Sasso. Il restauro filologico (sono state riprese perfino le tracce di fumo negli intonaci) ha convinto il Comune a salvaguardare il borgo con vincoli rigorosi sulla qualità del paesaggio agricolo e degli interventi di ristrutturazione in tutta l’area.

Nel 2017 è stato il castello di Postignano, in Valnerina, a vincere il Condé Nast 2018 “best serviced accommodation” in Europa e nel Mediterraneo. Postignano, a cui l’architetto americano Norman Carver ha dedicato la copertina del suo libro sui borghi collinari italiani, era stato abbandonato negli anni Sessanta. “Lo ha recuperato l’architetto Gennaro Matacena destinandolo in parte ad abitazioni, in parte all’accoglienza diffusa con le stanze sparse in tutto il paese, in parte alla promozione di eventi culturali legati al rilancio delle aree interne”, spiega Matteo Scaramella, l’amministratore della società che gestisce il castello. “E’ un modello che, soprattutto nelle zone sismiche, si basa sull’accoppiata bellezza e sicurezza: l’ultimo terremoto ha devastato questa zona; noi abbiamo avuto un unico danno, due bottiglie di Rosso di Montefalco cadute da uno scaffale”.

“Le aree interne, quelle caratterizzate da una significativa distanza dai centri in cui si offrono i servizi essenziali, hanno un potenziale ancora in buona parte da esplorare”, aggiunge Sabrina Lucatelli, coordinatrice della strategia aree interne della presidenza del Consiglio dei ministri. “Ad esempio in queste zone l’importanza del settore agro-alimentare raddoppia e cresce l’offerta di turismo lento, emozionale”. Una tesi confermata da un rapporto di Airbnb: dal settembre 2016 al settembre 2017 i 30 mila annunci in aree rurali hanno mosso un fatturato di quasi 80 milioni di euro e oltre 540 mila viaggiatori.

Questo articolo di Antonio Cianciullo è stato pubblicato da repubblica.it il 19 dicembre.

aperta il 21/12/20170 partecipanti

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