Una filiera corta bosco-energia per la manutenzione del territorio

Nel 1997, in seguito ad un inverno molto rigido, caratterizzato da frequenti gelate, i boschi della zona hanno subito gravi danni. Molte piante abbattute e fusti spezzati hanno reso difficile l’accesso ai boschi e prodotto dissesti. Una situazione contingente che ha aperto una riflessione sulle conseguenze di decenni di abbandono dei boschi e sui danni di una mancata gestione forestale. Per far fronte al problema, la Comunità Montana decide di promuovere un Consorzio Forestale per iniziare una serie di attività di manutenzione e valorizzazione dei territori boscati. Agli amministratori è chiaro il fatto che è soltanto partendo dalla creazione di una economia legata al bosco che può essere possibile perseguire l’intento di gestire correttamente il territorio.

Qualche anno più tardi, nel 2000, la Regione riceve dallo stato il gettito della Carbon Tax e decide di investirli in progetti pilota sulla produzione di energia da biomasse attraverso impianti di piccole dimensioni. I funzionari regionali cercano luoghi dove mettere in pratica le sperimentazioni e la scelta ricade sui tre comuni perché l’avvio delle attività del consorzio forestale avevano già creato una piccola filiera sulla quale innestare il segmento finale della produzione di energia termica.

I tre impianti di Campo Ligure, Masone e Rossiglione sono stati progettati unitariamente sulla base di un’iniziativa finanziata dalla Regione Liguria alla quale hanno preso parte la Provincia di Genova, la Comunità Montana Valli Stura e Orba, oltre ai tre Comuni.

Nel 2004, dopo qualche anno di studi e valutazioni da parte dagli enti pubblici coinvolti, viene fondata la società Sobea s.r.l., con il compito di realizzare l’installazione delle caldaie, delle reti di teleriscaldamento e di gestire i sistemi una volta installati. Nel 2005 entrano in funzione gli impianti di Campo Ligure e Rossiglione, nel 2009 quello di Masone.

I sistemi di teleriscaldamento di Campo Ligure, Masone e Rossiglione forniscono calore ad edifici pubblici, ASL, strutture parrocchiali e condomini privati. Il cascame di calore viene utilizzato per attività complementari, come l’essicazione di legna pregiata per la commercializzazione.

L’approvvigionamento di cippato è esclusivamente da filiera corta locale certificata. Per questo le dimensioni delle caldaie sono state scelte in base alla capacità stimata a livello locale di produrre cippato da filiera forestale. La produzione di calore rappresenta una opportunità in più per la gestione del territorio e per remunerare il lavoro delle imprese boschive, dando uno sbocco di mercato al legno di castagno di seconda scelta, che non può essere destinato né alle imprese di trasformazione, né alle opere di riassetto del territorio.

A questa attività che ha dato inizio alla formazione della filiera locale, se ne aggiungono altre negli anni a completare segmenti di filiera :

Progetto Pilota LR 16/2005: Filiere bosco-energia e manutenzione del territorio montano:  sinergie tra aree vaste nell’Appennino.

 

Il Consorzio ha aderito al progetto pilota sia direttamente come organismo consortile, fornendo dati e proposte per lo sviluppo del progetto, sia come coordinamento delle singole imprese.

Nella fase successiva di attuazione delle misure le progettazioni sviluppate e presentate in prevalenza sul             Piano di Sviluppo Rurale (misure 122, 123, 226, 227,312) hanno seguito le linee tracciate dal Progetto Pilota.

Questo approccio consente sinergie tra i vari attori della filiera (Consorzio, proprietari, ditte) e lo sviluppo di attività integrate per la composizione di una capillare filiera bosco- manutenzione del territorio.

In particolare il Consorzio ha fattivamente collaborato all’azione relativa alla valorizzazione del legname locale tramite la realizzazione di prototipi di nuovi manufatti per esterni in legno di castagno locale.

Il Consorzio Forestale ha dato la propria adesione alle attività del progetto BIOMASS, tramite il Prestatore di Servizi STAF incaricato delle attività all’interno di BOSCOENERGIALIGURIA ats , mettendo a disposizione i dati delle lavorazioni e le esperienze delle imprese, nella composizione di un quadro propositivo finalizzato a caratterizzare la fattibilità del servizio calore da biomasse forestali presso le aziende che coltivano basilico in serra nella zona di Prà (filiera corta 20-30 km).

In particolare il Consorzio,  è il soggetto dell’azione pilota per la caratterizzazione dell’offerta di energia da cippato forestale nell’area del Genovesato.

Il Consorzio Forestale ha partecipato allestendo un’azione pilota al progetto SYLVAMED promosso dalla Regione Liguria sul programma Interreg.

Negli anni il Consorzio Forestale Valli Stura e Orba ha valorizzato l’attività passando da 23 a 125 soci proprietari e da 1 a 11 imprese tra ditte forestali, cooperative di servizio , segherie.

Attualmente la varie iniziative hanno trovato collocazione nell’attuazione del progetto di CooperazioneProduzioni e Paesaggi – una filiera corta per la manutenzione del territorio” all’interno del partenariato tra GAL Valli del Genovesato, GAL Riviera dei Fiori, Associazione Astesana, che si sviluppa sull’asse Leader del PSR LIGURIA.

Le azioni delle varie misure del PSR sono tra loro integrate da un’azione comune che connette le iniziative di recupero dei terreni agricoli e forestali a modalità comuni di gestione dei paesaggi agricoli e forestali come denominatore delle caratteristiche delle produzioni agroalimentari e forestali dell’area di cooperazione.

Obiettivi

Gli obiettivi del progetto sono stati quelli di intervenire sul patrimonio boschivo abbandonato da decenni, ricostruendo la viabilità forestale e accrescendo il valore dei boschi. La produzione di calore è servita soprattutto per trovare uno sbocco al legno poco pregiato e per dare una ulteriore remunerazione alle imprese che hanno cominciato ad operare nei boschi. Lo sviluppo è quindi dedicato alla filiera bosco-territorio, con attenzione alle utilizzazioni forestali, la gestione nelle aree Natura 2000, le attività di sistemazione idraulico-forestale e manutenzione dei tracciati rurali, forestali e della sentieristica.

Partnership

Comunità Montana Valli Stura e Orba, comuni di Masone, Rossiglione, Campo Ligure, Regione Liguria, Consorzio Forestale Valle Stura.

Risultati

Da circa una decina di anni è tornata in vita un’economia legata al bosco. Sono nate alcune piccole imprese forestali, attive sia nell’approvvigionamento delle caldaie che nella manutenzione del territorio, attraverso opere di ingegneria naturalistica. Diversi edifici sono riscaldati a biomasse, con un risparmio del 10% rispetto all’utilizzo del metano. E' nata una filiera del legno pregiato, per la costruzione di manufatti: guard rail, casette, accessori per il giardino in legno. A partire da questa esperienza sono nate una serie di iniziative che collegano manutenzione del territorio e riscaldamento da biomasse, anche per le aziende agricole. E' infatti in corso il progetto Biomass, che sta creando delle filiere corte tra boschi dell'Appennino e serre localizzate nelle aree litoranee. Le attività consortili (utilizzazioni forestali, la gestione nelle aree Natura 2000, le attività di sistemazione idraulico-forestale e manutenzione dei tracciati rurali, forestali e della sentieristica) hanno favorito sia lo sviluppo delle ditte associate, sia la riattivazione di alcune iniziative dei singoli proprietari e imprenditori locali non aderenti al Consorzio, ricreando interesse locale per le attività legate ai territori interni.

  • 2 Responses to “Una filiera corta bosco-energia per la manutenzione del territorio”

    1. Giovanni Carrosio Giovanni Carrosio ha detto:

      Questo progetto mi pare molto interessante, soprattutto per come è stata pensata la produzione di calore da biomasse forestali: si è partiti dalla costruzione della filiera, promuovendo la nascita di un consorzio, si è cercato di quantificare realisticamente la quantità di biomasse reperibili dalla pulizia e gestione dei boschi e in seguito sono state costruite una serie di caldaie dimensionate rispetto all’offerta locale di cippato.

      In molti casi, invece, la produzione di energia da biomasse è stata pensata con una logica inversa: prima si è costruita una centrale, spesso sovradimensionata rispetto alla capacità locale di fornire cippato, con l’idea che di fronte alla costruzione della domanda si sarebbe generata un’offerta. Ma questo non è mai accaduto: se non si lavora pazientemente alla costruzione della filiera a monte, mettendo in relazione operatori forestali, proprietari dei boschi, professionisti agro-forestali, difficilmente questa prenderà forma seguendo soltanto dinamiche di mercato.

    2. Carlo Sacchetti ha detto:

      Non si può che attestare il valore dell’iniziativa che, tra le altre cose, è molto ben presentata. Detto questo, rilevo proprio dalla presentazione che i principali attori, tra cui la Regione se non erro, sono stati coinvolti (e lo sono tutt’ora, mi sembra) in alcune progettazioni di cooperazione internazionale finanziate dall’UE. Ebbene, quale ruolo ha la comunità del genovesato in queste iniziative e che cosa “esporta” (o cosa vuole acquisire) sulla base dei diversi progetti pilota di un’esperienza che dura da molti anni?

      Ho notato con interesse che sistemi di teleriscaldamento di Campo Ligure, Masone e Rossiglione forniscono calore ad edifici pubblici, ASL, e condomini privati. Qual’è, dopo 15 anni e più, il bilancio energetico e ambientale, sotto il profilo dei costi e dell’inquinamento?

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  • Carlo Sacchetti - dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica Componente UVAL
    Iscritto da 3 anni Ultimo login @ 27 Maggio 2014
    Giovanni Carrosio
    Giovanni Carrosio - Università di Trieste
    Iscritto da 3 anni Ultimo login @ 07 Giugno 2014

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