ABC – Anziani Benessere Comunità

Il progetto “ABC: Anziani Benessere e Comunità” è promosso dal Servizio Sociale dei 28 Comuni della Carnia, in provincia di Udine. È un progetto di animazione che coinvolge le case di riposo, le cooperative di servizi alla persona, i centri diurni e i centri di aggregazione per gli anziani presenti  nel territorio, ove per animazione si intende l’insieme delle attività e delle tecniche utilizzate per mantenere e sviluppare la vita relazionale, sociale e culturale delle persone anziane. L’aspetto innovativo è rappresentato dal coinvolgimento di volontari e operatori che appartengono a enti e strutture diverse, con ruoli e percorsi formativi differenti, tutti impegnati a offrire un’animazione di qualità agli anziani, indipendentemente dalla loro collocazione, in una struttura o a casa. Al momento dell’avvio del progetto erano attivi e già in collegamento tra loro 7 centri di aggregazione e 2 centri diurni, rispettivamente nei comuni di Amaro, Cavazzo Carnico, Cercivento, Lauco, Preone, Arta Terme, Forni di Sopra, Tolmezzo e Forni di Sotto, nati da una precedente progetto europeo. Erano invece scollegate le 5 strutture per anziani del territorio con storie diverse soprattutto nel campo dell’animazione (in alcune realtà presenti e formalizzate, in altre legate a sporadiche attività). Si è pertanto deciso di avviare un percorso per la messa in rete e condivisione delle diverse risorse e delle esperienze di tutti i centri, articolato in tre ambiti d’intervento strettamente interconnessi tra loro: Comunità, Domiciliarità e Residenzialità. Tale percorso si è inserito nel  progetto “Promuoviamo l’ABC: promuoviamo l’Anziano sviluppando il suo Benessere attraverso la Comunità”, finanziato nell’ambito del progetto strategico regionale Azioni di sistema per la promozione dell’Accessibilità e della Domiciliarità, promosso dalla Direzione Centrale Salute, Integrazione socio-sanitaria e Politiche sociali.

Nell’ambito della Comunità sono stati organizzati, fin dall’inizio dell’attività, incontri tra animatori e/o referenti delle strutture residenziali e dei centri di aggregazione territoriali, operatori e volontari, per condividere intenti e obiettivi e programmare un calendario di iniziative comuni dedicate all’animazione anziani. Particolarmente significativa, in questa fase, è stata l’organizzazione del convegno “Anziani, comunità, animazione nelle aree montane”, tenuto il 25 gennaio 2013 ad Amaro (Udine), nel quale sono state poste le basi teoriche per gli interventi nel periodo successivo. Gli incontri sono continuati con cadenza mensile, al fine di monitorare i risultati delle azioni svolte e di programmare nuove attività condivise; in questo percorso, un’altra tappa di rilievo è stata il convegno “Guardare con gli occhi dei vecchi”, tenutosi il 25 gennaio 2016 a Tolmezzo (Udine), nella sede della Comunità Montana della Carnia: un’occasione di confronto su metodi e strumenti (come Gentlecare, Musicoterapia e Approccio Capacitante) condivisi e sperimentati in un triennio di lavoro comune, nonché un momento di verifica e riprogrammazione degli interventi da realizzare in futuro.

Nell’ambito della Domiciliarità si è scelto di concentrare l’attività su pochi Comuni alla volta, privilegiando quelli più decentrati e conseguentemente più poveri o privi di momenti e luoghi di socializzazione. Per promuovere e definire le attività più rispondenti ai bisogni, sono state realizzate 216 interviste con anziani, individuati dagli amministratori locali, che  presentavano  caratteristiche di solitudine e di isolamento geografico. Tali  interviste hanno confermato che i trasporti per visite mediche e l’aiuto a domicilio vengono garantiti in qualche modo da familiari, parenti e vicini di casa, e hanno evidenziato la necessità di sviluppare:

  • interventi di socializzazione, da effettuarsi in luoghi e spazi condivisi con altri anziani/persone
  • un sistema di trasporto per attività di socializzazione e/o per accompagnamento ai luoghi di culto.

Le attività realizzate hanno tenuto conto di quanto emerso dalle interviste: quattro, in particolare, sono state le iniziative che hanno avuto un riscontro maggiore in termini qualitativi e quantitativi:

  1. il progetto “Leggiamo insieme”, una serie di incontri di lettura ad alta voce – in alcuni casi scenica – attuata nella Biblioteca di Cavazzo Carnico grazie alla collaborazione di associazioni culturali
  2. il progetto “Pranzo insieme”, un momento di convivialità per gli anziani e le anziane di Sauris, in cui alcune di loro preparano presso la propria abitazione dei piatti tipici, le cui ricette sono state tramandate solo verbalmente, per poi condividerne insieme agli altri non solo il gusto, ma anche il procedimento di preparazione e i ricordi d’infanzia ad essi legati
  3. il progetto “Visite al cimitero”, attivazione di un servizio settimanale di navetta per la visita ai defunti, su richiesta della popolazione anziana di Paluzza e delle sue due frazioni di Timau e Cleulis realizzato grazie all’uso di un mezzo di trasporto comunale e alla partecipazione di volontari
  4. l’apertura di altri due “Centri di aggregazione” a Timau e Raveo, con la pianificazione di incontri settimanali e l’apporto, in varie modalità, di volontari dei rispettivi territori.

Nell’ambito della Residenzialità, a seguito di un’analisi del territorio e delle realtà presenti, si è deciso di investire la maggior parte delle risorse nell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (Asp) di Paluzza, dove l’animazione era assente. A tal fine è stata garantita la presenza di un’animatrice per 38 ore a settimana e fornita a tutto il personale della struttura una specifica formazione, suddivisa in quattro moduli: aspetti clinici della demenza; lo spazio come protesi per le persone con demenza; il metodo Gentlecare; le attività possibili con le persone con demenza. Inoltre, da gennaio a giugno 2015 è stata data la possibilità agli studenti delle classi IV e V del Liceo delle Scienze Umane “Marchi” di Tolmezzo di acquisire esperienza direttamente sul campo, offrendo loro un percorso significativo nell’ottica dell’alternanza scuola/lavoro; attraverso un ciclo di quattro appuntamenti pomeridiani di circa due ore, ciascuno studente è stato chiamato ad affiancare l’animatrice della Asp nella realizzazione di attività di animazione: movimento, mantenimento e/o recupero delle funzioni cognitive; orientamento spazio temporale, memoria, pensiero, linguaggio; socializzazione; espressione.

 

Obiettivi

Il progetto “ABC: Anziani Benessere e Comunità” persegue i seguenti obiettivi:
• costruire in maniera condivisa il significato di “animazione con anziani”
• supportare la creazione e lo sviluppo di una rete per le attività di animazione aperta al territorio, individuando percorsi condivisi tra il Servizio Sociale dei Comuni, le strutture residenziali (5), semi residenziali (2), i centri di aggregazione per anziani (8) e altri servizi
• incrementare il numero dei volontari coinvolti in iniziative di inclusione degli anziani
• realizzare, attraverso l’interconnessione fra volontariato e servizi sociali, interventi di domiciliarità leggera a favore di anziani soli e isolati
• sperimentare, all’interno di una struttura residenziale, un modello gestionale/assistenziale che salvaguardi la dimensione del domicilio all’interno della struttura stessa.

Partnership

Azienda per l’Assistenza Sanitaria (AAS) n. 3 “Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli” - Area Welfare di Comunità; AAS n. 2 “Bassa Friulana-Isontina”, le 28 Amministrazioni Comunali della Carnia, Cooperativa sociale Itaca, Residence Stati Uniti d’America (Cooperativa Dolce), ASP Brunetti di Paluzza, Casa Albergo di Paularo (Cooperativa Idea), ASP di Tolmezzo (Cooperativa Codess), Casa di Riposo Mons. Nigris di Ampezzo (Cooperativa Universiis), Centri Diurni di Tolmezzo e di Forni di Sotto, Centri di aggregazione sociale per anziani, Istituto regionale studi di servizio sociale di Trieste, Lega Coop, Società Elettrica Cooperativa “Alto But”, Panificio Cooperativo Alto But.

Risultati

I risultati principali sono stati:
• il superamento dell’appartenenza alle singole istituzioni o strutture, che ha comportato la volontà di interrogarsi e di offrire un’animazione di qualità agli anziani, indipendentemente dalla loro collocazione, in struttura o a casa, indipendentemente da un dentro e da un fuori…
• il rafforzamento della rete tra i diversi partner, che ha prodotto numerose iniziative condivise: si è partiti con 8 iniziative nel 2013 (con la partecipazione di 179 persone e il coinvolgimento di 8 servizi), per passare a 22 iniziative nel 2014 (con la partecipazione di 449 anziani e il coinvolgimento di 13 servizi), e salire a 62 iniziative nel 2015 (con la partecipazione di 925 anziani e il coinvolgimento di 21 servizi)
• il consolidamento dell’équipe interistituzionale di animatori che si incontra mensilmente; a partire dal 2015 è stata avviata una programmazione annuale che prevede una calendarizzazione strutturata di attività, rivolte agli anziani delle strutture e del territorio, in sinergia tra i diversi attori
• la progettazione e realizzazione condivisa di attività rivolte alla cura degli anziani, differenziate per ambito d’intervento: attività cognitive (per apprendere nuove cose, ricordare cose del passato, stimolare l’attenzione, le funzioni linguistiche, il ragionamento, l’orientamento spaziale e temporale), motorie (per recuperare l’autonomia essenziale, attivare le funzioni primarie, stimolare la socializzazione), manuali (per migliorare la creatività, la coordinazione e la memoria procedurale), sociale (per favorire il collegamento con l’esterno, sia ambientale tramite gite e visite, sia storico-sociale, tramite lettura e commento di giornali ecc.)
• la condivisione di un linguaggio comune e di un atteggiamento relazionale tra i diversi attori, che ha portato a superare il concetto di animazione come semplice attività di socializzazione/svago e che ha portato alla costruzione di una “carta dell’animazione”
• la possibilità di sperimentare un progetto innovativo di animazione all’interno di una struttura che prevede l’inserimento di un operatore dedicato e un nuovo modello gestionale della struttura stessa
• la presenza di un volontariato informale, costituito da persone che captano le situazioni di fragilità e intervengono con un supporto “leggero”: volontari che sono stati definiti “sentinelle di comunità”, persone che spesso non appartengono all’associazionismo strutturato, ma che “guardano” e sostengono le persone fragili: un capitale sociale primario da conoscere e valorizzare.

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