In Abruzzo l’area interna Valfino-Valvestina va verso il Preliminare di Strategia

A chi vuole raggiungere Corvara, in provincia di Pescara, da Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo, il navigatore di Google Maps suggerisce di usare le autostrade, scendere sulla costa lungo l’A25 fino a Pescara, imboccare l’A14 fino a Giulianova, per poi tornare verso la montagna lungo l’A24, fino a Teramo. Chi sceglierà questo itinerario ci metterà 1 ore e 41 minuti, venti in meno di quanti di muoversi lungo le strade dell’area interna Valfino-Valvestina, abbracciando il Gran Sasso.

“Chi raggiunge questo territorio vive il privilegio di poter osservare il mare, la montagna, la collina dei calanchi e i borghi. Un grande elemento di diversità interna, e questo è un messaggio importante. Un corto-circuito” ha detto Fabrizio Barca intervenendo nei giorni scorsi nell’auditorium della BCC di Castiglione Messer Raimondo (TE), un altro dei 19 Comuni delle area interna, per spronare i sindaci a chiudere la Strategia d’area. “Mi colpisce” ha concluso l’economista, consulente pro bono del Comitato Tecnico Aree Interne, “che nella bozza che ho letto nominiate il Gran Sasso una sola volta”.

Barca faceva parte di una delegazione del Comitato, guidata dalla coordinatrice della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) Sabrina Lucatelli. “Nel documento che ci avete inviato – ha sottolineato Lucatelli – ho trovato elementi di ‘verità’, adesso è importante scrivere 15-16-17 progetti credibili e coerenti con i bisogni dell’area. Da questa sera, poi, rifletteremo con i sindaci come rafforzare i momenti dell’associazionismo, a partire da quanto già fatto sulla Protezione Civile, che trovo un elemento molto qualificante per l’area e rappresenta un modello utile a delineare linee d’intervento da utilizzare a livello nazionale”. L’area interna Valfino-Valvestina (circa 27mila abitanti, il 30% in meno del 1971) è stata infatti duramente colpita dai terremoti del 2009 e del 2016-2017. Tra i Comuni, poi, c’è anche Farindola, quello della tragedia dell’hotel Rigopiano. “Dopo i disastri della nevicata del 2017, collegata anche all’evento sismico, era indifferibile avere un coordinamento intercomunale sulla Protezione Civile. Ho ancora la pelle d’oca pensando a quei giorni, in cui ci sentivamo abbandonati a noi stessi” ha ricordato Enzo Lucci, sindaco del Comune di Arsita e capofila tra quelli dell’area interna.

La SNAI, in questo territorio, vuole contribuire a far emergere elementi di ricchezza e di innovazione già presenti. Come il Liceo artistico “F. A. Grue” di Castelli, che – ha ricordato la dirigente Eleonora Magno– “è stato selezionato per la sperimentazione MIUR del liceo quadriennale, partecipando al bando, che chiedeva idee innovative: questo ha messo in modo una riflessione, per aumentare il numero delle iscrizioni, che facendo tesoro del tavolo di lavoro sulle aree interne vuole arrivare a realizzare una sorta di ‘campus’, per favorire la residenzialità diffusa degli studenti, oltre a costruire legami più strutturati con tutte le realtà produttiva del posto, che hanno risposto positivamente al nostro sollecito”. Per le scuole di grado inferiore, la Strategia d’area prevede la creazione di un nuovo polo scolastico intercomunale dove accogliere circa 600 studenti, realizzando un edificio capace di rispondere anche ad eventuali nuove sollecitazioni sismiche.

Per garantire una mobilità adeguata, anche e soprattutto agli studenti, è prevista una ri-organizzazione del servizio di trasporto pubblico locale rispetto a una domanda ben definita, quella scolastica: gli obiettivi verranno raggiunti grazie alla collaborazione con un Mobility Manager interno alla TUA, l’azienda regionale di trasporto su gomma.

La Regione Abruzzo, del resto, è un attore fondamentale al tavolo SNAI, e ha già avviato interventi in ambito sanitario, a partire da un’analisi del territorio che è stata riassunta alla riunione di Castiglione Messer Raimondo dal dottor Alfonso Mascitelli, direttore dell’Agenzia Sanitaria Regionale:  “Dobbiamo lavorare per il superamento delle disuguaglianze sociali che vivono nei territori interni. Le esigenze principali sono date da bassa densità abitativa, alto indice di vecchiaia, condizioni sociali ed economiche di livello disagiato, tutti elementi che creano le condizioni per un’enorme difficoltà di accesso ai servizi sanitari, un correlato aumento della co-morbilità, e quindi tassi di mortalità più alti della media regionale…”.

Al tavolo c’era anche Marcella Profeta, volontaria della Croce Rossa Italiana: “Operiamo sui territori da vent’anni, conosciamo le criticità. Serve un potenziamento dei servizi sanitari sul territorio, e l’ASL lo sta facendo. È opportuna la realizzazione di un ambulatorio per patologie croniche a Farindola: questo tipo di patologie riguardano la maggior parte della popolazione anziana”, e gli over 65 rappresenta oltre un quarto del totale degli abitanti.
Secondo la rappresentante della Croce Rossa, serve anche “fronteggiare livelli non autosufficienza, dando un maggior impulso all’assistenza domiciliare. Siamo in una civiltà contadina, abituata al mutuo soccorso: noi dell’associazionismo daremo tutto il nostro apporto per una concreta realizzazione di quanto proposto”.

Mario Coi, esperto del Comitato tecnico, ha concluso l’analisi degli interventi per l’ambito “salute”, ricordando come l’area interna abbia “rappresentato nella collaborazione tra Regione, ASL e l’Agenzia regionale per la sanità uno degli esempi migliori di sinergia e visione d’insieme, verso la stesura di un documento che ha come punti cardine il tema della programmazione interna, verso azioni ed idee che nascono proprio dall’analisi del territorio, da una lettura dei dati. Molto importante – ha spiegato Coi- è anche la riflessione relativa al tema della compatibilità economica: la presenza di indicatori per misurare l’efficacia degli interventi chiari e condivisi; la capacità di determinare l’impatto economico è uno strumento essenziale per misurare l’azione della strategia nazionale, l’impatto dei minori ricoveri o ricorsi al pronto soccorso, ‘costi cessanti’ che diventano risorse, nuove risorse liberate che sono l’effetto del finanziamento SNAI”.

Le ultime settimane di lavoro sul Preliminare di Strategia, dovranno rafforzare la parte dedicata allo sviluppo locale. Claudio Ucci, della Destination Management Company Gran Sasso Laga, che consorzia 104 soci pubblici e privati, sa che un potenziale legato al turismo c’è: “Ryanair, ha raddoppiato i voli sulla Polonia, tra Pescara e Cracovia e Varsavia. I paesi piccoli possono diventare attrattivi con lo slow tourism, e l’Abruzzo ha un’area pedemontana inedita e molto bella. Un pubblico da incentivare è anche quello più prossimo però, gli abruzzesi della costa”.

L’area interna può offrire anche un lungo elenco di tipicità agricole, come il Pecorino di Farindola. Ugo Ciavattella, veterinario e presidente del Consorzio che lo tutela, a Castiglione Messer Raimondo ha ricordato come i “i produttori siano custodi del territorio: nella Strategia d’area è riconosciuto che l’economia di questa zona sia fondamentalmente agricola, e questo è un tema di cui prendere coscienza di nuovo, dopo un offuscamento della conoscenza. Per anni è sembrato che la salvezza forse il terziario, il modello post industriale, che però in quest’area esiste solo al servizio dell’agricoltura. Dobbiamo e possiamo partire dalla dotazione naturale dei territorio, che è il primo attore della filiera corta agro-alimentare. Sappiamo che le aree interne sono privilegiate per la produzione di cibo di qualità: non potremmo mai produrre materie prime per l’industria alimentare, non ne abbiamo possibilità colturali né geografiche. Valorizziamo la marginalità dei nostri territori, a partire dall’allevamento ovino. La pecora è un’animale trasformatore di alimenti di bassa qualità, che diventano proteine nobili”.

L’agricoltura è necessariamente un elemento chiave della Strategia d’area, come ha ricordato anche Daniela Storti, ricercatrice del CREA ed esperto del Comitato tecnico aree interne: “È fondamentale puntare sulla pastorizia, un tema rilevante perché la zootecnia estensiva è in grado di presidiare il territorio. Questo rappresenta anche un scelta coerente rispetto alla base produttiva esistente: qui ci sono 450 allevamenti, con quasi 12mila capi quasi. Dobbiamo consolidare la filiera”.

Per mantenere, come ha ricordato Fabrizio Barca, “la coesione faticosamente costruita tra comunità frammentate, un risultato da ottenere rapidamente, per fuggire la morsa del disastro demografico, che oggi porta l’area interna a perdere 250 persone all’anno”. L’un per cento della popolazione. (luca martinelli)

aperta il 14/02/20180 partecipanti

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