Il ruolo dell’immigrazione per il futuro della pastorizia mediterranea

Il ruolo dell’immigrazione per il futuro della pastorizia mediterranea

Una ricerca congiunta Coldiretti/Caritas nel 2013 indicava che “I prodotti dell’agricoltura italiana passano nelle mani dei lavoratori stranieri che rappresentano circa il 25 per cento del numero complessivo di giornate di occupazione del settore. (…). I lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo”.

Il fenomeno della presenza e del contributo degli immigrati al lavoro agricolo ed allo sviluppo rurale riveste un’importanza strategica, se si pensa che chi vive ed opera in campagna produce cibo e contribuisce alla gestione del territorio – due funzioni fondamentali per le società e le economie di ogni epoca. Ed ancora più rilevanti per i paesi dell’Europa mediterranea, in cui le filiere dell’agro-alimentare e del turismo costituiscono significativamente i pilastri dello sviluppo sociale, culturale ed economico locale. Queste tematiche sono al cuore della Politica Agricola Comune, cui l’Unione Europea, ricordiamolo, devolve circa il 40% delle proprie risorse finanziarie con la Politica Agricola Comune, recentemente riformata (2013).

Le politiche europee e nazionali riguardo alla gestione dei flussi migratori e del mondo del lavoro non sembrano però interpretare e rispondere a queste esigenze. Nel caso dell’Europa mediterranea – quindi Italia, ma anche Spagna, Francia e Grecia – questo fenomeno riveste una particolare specificità, perché questi paesi erano fino a qualche decennio fa paesi di emigranti, e si ritrovano ora a ricevere e gestire un importante flusso migratorio all’interno dei propri territori.

La pastorizia rappresenta in questo contesto un settore specifico, poiché l’attività di pastore si svolge spesso in condizioni di vita e di lavoro estremamente dure e precarie, sia da un punto di vista agro-ecologico, che socio-economico, malgrado sia carico di importanti responsabilità. Oltre alla funzione ecologica ed a quella produttiva, i pastori sono infatti direttamente responsabili di funzioni importanti come garantire la presenza umana in aree remote, contribuire all’economia montana e assicurare le condizioni di salute animale.

Nonostante la rilevanza di questa attività, si constata ormai da decenni una forte riduzione d’interesse per il lavoro di pastore tra le nuove generazioni di europei, ed è grazie alle dinamiche migratorie che questa importante attività ha continuato a esistere, in Italia, come in altri paesi dell’Europa mediterranea. Queste dinamiche coinvolgono immigrati che arrivano da altre comunità di pastori (sostanzialmente Marocco, Romania, paesi Balcanici), portatori quindi di conoscenze, pratiche e di un know-how derivati da altre zone di pastorizia con un ecologia simile, che trasferiscono col loro lavoro quotidiano nelle aree dove lavorano, con importanti conseguenze per la società, l’ambiente e l’economia rurale locale. Nel caso dell’Abruzzo i dati della Coldiretti indicano che una percentuale intorno al 90% dei pastori attivi sul territorio è di origine Macedone.

L’attrattività del settore insieme con la permanenza e l’integrazione degli immigrati che lavorano come pastori sui pascoli italiani ed europei rappresenta dunque una sfida importantissima per il futuro e la sostenibilità di un’attività antica e fondamentale per la gestione delle aree montane.

All’Istituto Universitario Europeo è cominciato da poco un progetto di ricerca – TRAMed Transumanze Mediterranee – che analizza questo fenomeno al fine di informare adeguatamente le strategie di governo del territorio, in modo da superare le contraddizioni tra politiche agricole, migratorie e lavorative per questo settore chiave delle aree montane dell’Europa mediterranea.

Michele NORI

michele.nori@eui.eu

aperta il 29/01/20151 partecipanti

  • One Response to “Il ruolo dell’immigrazione per il futuro della pastorizia mediterranea”

    1. michele nori ha detto:

      Trovare il modo di integrare questi immigrati rappresenta una sfida fondamentale per la sostenibilità della pastorizia e per il futuro delle aree montane;

      • Qual è la vostra esperienza in questo senso ?

      • Quali opportunità e quali problematiche presenta questo fenomeno ?

      • Quali sono i fattori che stanno cambiando oggigiorno il lavoro di pastore ?

      • Pensi che la Politica Agricola Comune (CAP) dell’UE e le politiche nazionali riguardo alla gestione dei flussi migratori e del mondo del lavoro siano adeguate alla situazione ?

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  • michele nori - istituto universitario europeo ricercatore
    Iscritto da 3 anni Ultimo login @ 19 Febbraio 2015

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