Il fagiolo bianco che ha salvato Frattura dal sisma protagonista di una ricerca antropologica

SCANNO – Il fagiolo bianco di Frattura, l’unica frazione del comune di Scanno (L’Aquila), è al centro del progetto di ricerca antropologica nazionale “Fluturnum. Archeologia e antropologia nella valle del Tasso e nell’alta valle del Sagittario”.

La particolarità del legume, entrato recentemente nell’Arca del Gusto di Slow Food, è la coltivazione che riesce solo nel piccolo borgo, a 1260 metri di altezza, in una delle aree interne abruzzesi a forte spopolamento.

Un fagiolo unico che non cresce altrove, nonostante i diversi tentativi nelle zone limitrofe. I produttori sono in tutto una ventina e la difficoltà più grande è proprio quella di tramandare alle nuove generazioni la coltivazione, caratteristica peculiare del paese che conta una quarantina di abitanti, meno della metà nel periodo invernale.

“È una ricerca universitaria che va avanti da sette anni – racconta a Virtù Quotidiane Anna Rizzo, archeo-antropologa, esperta di territorio in spopolamento e strategie territoriali, responsabile della sezione antropologica del progetto – Sono sul campo a Frattura per uno o due mesi l’anno da sette anni. Mi sono occupata del decentramento del paese di Frattura e della trasformazione economica della valle”.

Il progetto è il frutto della collaborazione tra la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo, la cattedra di Temi e metodi della ricerca archeologica dell’Università di Bologna, la Società cooperativa Matrix 96, con il patrocinio del Comune di Scanno e il supporto del Rotary Club Roma Ovest, diretto da Francesca Romana Del Fattore.

Il fagiolo viene coltivato nelle zona detta l’Aruccia, piccola ara dove una volta c’erano le baracche degli sfollati, quelle realizzate nel 1915 quando il terremoto della Marsica rase al suolo tutto il paese.

Nel 1941, quando Frattura venne ricostruita dal governo Mussolini, ogni abitante convertì in orti le abitazioni provvisorie.

Il fagiolo sembra essere una vena di congiunzione tra la vita di allora e quella di oggi, l’unica risorsa che resiste e cerca di mantenere in vita il borgo che, come tanti nell’entroterra abruzzese, è in pieno declino demografico.

“Il fagiolo di Frattura è entrato nell’Arca del Gusto di Slow Food grazie alla documentazione che abbiamo prodotto durante la missione – rivela l’antropologa, originaria di Palermo ma residente a Bologna – lavorando con gli orticoltori ho individuato nella lavorazione del fagiolo una delle resistenze di sopravvivenza rispetto alla cultura agricola storica. Un filo conduttore alla base delle motivazioni che hanno impedito il totale abbandono del paese distrutto dal terremoto. Tutte le famiglie coltivano il fagiolo in modo interstiziale tra i campi di grano e segale”.

La coltivazione del fagiolo di Frattura è naturale, senza additivi, “il concime è solo il letame dei pastori – evidenzia Anna – in fatto di motorizzazione si usa solo la motozappa”, tutto il resto è tradizione, come la Pupazza realizzata con le canne di sostegno dei fagioli che si brucia in paese a chiusura dei lavori agricoli.

La produzione prettamente familiare si aggira intorno ai due, tre quintali e non ha mercato perché le richieste superano ampiamente le quantità prodotte.

Il fagiolo di Frattura, arrivato anche a Instambul per un convegno scientifico di archeologia, è stato presentato da una delegazione di “fratturesi” al Salone Internazionale del Cibo, Terra Madre 2014, all’interno dello stand della Regione Abruzzo.

“Il mio laboratorio sono le persone – dice con passione l’antropologa, perfettamente integrata nel contesto e da quest’anno anche titolare di un orto tutto suo – fare campo significa questo, dedicare una parte della tua vita alla ricerca. L’etnografia è un metodo, lavoro con i residenti nei campi, porto al pascolo le pecore, pulisco le stalle insieme a loro, faccio le mappature dei percorsi dei pastori, mi occupo della documentazione del patrimonio locale. Raccontiamo le storie di un tempo a lume di candela, quelle della vecchia Frattura ante-sisma che vivono solo nei ricordi degli anziani del paese. Ricordi che hanno bisogno di essere preservati per dare ancora seguito alla vita agricola e sociale di una valle meravigliosa”.

Da VirtùQuotidiane

aperta il 26/09/20170 partecipanti

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