La Strategia Nazionale Aree Interne è una risposta al problema delle disuguaglianze

“Costruiremo a Prazzo, uno dei Comuni più interni della Val Maira, il nuovo plesso scolastico, aperto a tutti, dai bambini del nido agli studenti delle superiori. Per ribaltare una visione secondo cui i servizi devono necessariamente spostarsi verso valle, stimolando al contrario un flusso dal basso verso l’alto. L’idea è che si vada ‘verso l’interno’” sintetizza Roberto Colombero, sindaco di Canosio (un Comune di 90 abitanti in provincia di Cuneo), ma anche portavoce e referente dei 13 Comuni della Val Maira e della Val Grana per la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI): il plesso scolastico unico è uno dei pilastri su cui è costruita la strategia d’area per sostenere lo sviluppo locale e migliorare i servizi di cittadinanza, così da offrire nuove opportunità a una valle che tra dieci anni festeggerà i mille anni dai primi insediamenti umani.

Roberto Colombero ha portato la storia delle sue valli a Roma, dov’è stato tra i protagonisti – martedì 23 maggio – di una tavola rotonda dedicata alla Strategia Nazionale Aree Interne, nell’ambito del Forum della Pubblica Amministrazione. Al centro della riflessione il tema delle disuguaglianze e il ruolo di politiche capaci di “affrontare una ‘faglia’ aperta, il senso di abbandono che colpisce i cittadini delle grandi aree rurali” come ha sottolineato in apertura l’economista Fabrizio Barca, colui che ha immaginato la SNAI nel 2012, quand’era ministro per la Coesione territoriale nel governo Monti.
Il lavoro di identificazione delle “aree interne”, condotto a partire da quell’anno e focalizzato sull’accesso ai servizi, ha portato a considerare tali ben 4.181 Comuni, in cui vivono 13,3 milioni di cittadini italiani. La Strategia ha a disposizione 190 milioni di euro, grazie a finanziamenti delle leggi di Stabilità 2014, 2015 e 2016.

“Le politiche sono la leva capace di trasformare un problema in un’opportunità, e questo rappresenta un elemento ‘sfidante’ per la democrazia” ha spiegato Barca, declinando poi il significato di sfidante: “Non c’è nessun elemento inevitabile nel progressivo spopolamento dei Comuni delle ‘aree interne’ del Paese (un processo in corso dagli anni Settanta, e che ha visto una riduzione del 4,7% della popolazione anche tra il 2001 e il 2011, ndr): poteva non succedere. Il problema sono state politiche disattente ai luoghi, indifferenti ai luoghi, che hanno assecondato, o favorito, o addirittura incitato i flussi migratori dalle campagne alle città, dove secondo i più c’erano creatività e maggiori opportunità”. A questo svuotamento si è risposto con “politiche compensative, largamente inefficaci”.

Ecco perché chi è rimasto a vivere nelle “aree interne” soffre oggi un senso di abbandono, a cui può esser data risposta solo con una “politica rivolta ai luoghi” dice Barca, definendo così la SNAI e, in dettaglio, l’attività del Comitato Tecnico Aree Interne, quello coordinato da Sabrina Lucatelli. È lei, insieme al suo team, a portare avanti “un confronto acceso, duro, informato nei territori, quello capace – sottolinea ancora Barca – di disegnare strategie di lungo termine, stimolando processi innovativi di sviluppo anche a partire dalle conoscenze ed esperienze già ‘vive’ nelle aree interne del Paese”.

Lucatelli nel suo intervento al ForumPA2017 ha voluto ricordare come si identifichino come “area interna” tutti quei luoghi distanti dai centri dei servizi di base, e che la SNAI è frutto dell’idea “che vivere lontano da servizi di qualità implica una specificità, una situazione che deve essere presa in conto dalle politiche”.
Le statistiche raccolte dal Comitato Tecnico Aree Interne, ha sottolineato Lucatelli, “indicano però come il problema principale non discenda da caratteristiche di natura ‘fisica’, ma proprio da politiche non indirizzate”. Un esempio, tra i più significativi: nelle aree interne si riscontra un livello medio di preparazione scolastica inferiore, ma questo è direttamente correlato all’alta mobilità dei docenti in queste aree, e dalla loro maggiore distanza dal polo capace di offrire i servizi.
Potrebbe essere una delle cause del maggior abbandono scolastico che si registra tra i giovani del Casentino e della Valtiberina, come ha ricordato nel suo intervento al ForumPA2017 Marco Renzi, sindaco di Sestino (AR) e vice-portavoce dell’Area interna Casentino-Valtiberina.

La Strategia Nazionale Aree Interne è attualmente al lavoro su 1.066 Comuni, pari ad un quarto di quelli individuati come “aree interne”. Territorialmente, fanno riferimento a 71 aree, che occupano il 16,7% della superficie del Paese. Ci vivono circa 2,3 milioni di italiani. Nel mese di maggio è stato firmato il primo Accordo di Programma Quadro (APQ), relativo all’Area interna della Valtellina, in Lombardia, che passerà così alla fase di attuazione degli interventi previsti in Strategia. “Oggi risultano approvate 11 Strategie d’area, ma entro luglio 2017 dovremmo riuscire a chiudere tutta le prime aree, secondo le priorità individuate con le Regioni – ha spiegato Lucatelli al ForumPA2017 –: la scrittura delle strategie, ognuna delle quali è frutto di più missioni in loco, di incontri con stakeholder, di coinvolgimento del territorio, è partito nel 2014, ma queste azioni non avrebbero potuto realizzarsi senza l’impegnativo lavoro di mappatura e di definizione della strategia avviato nel 2012, sulla base di indicatori validati scientificamente, ciò che fa di questo intervento pubblico una vera strategia”.

Lunedì 29 e martedì 30 maggio, ad Aliano – nel cuore dell’area interna della Montagna Materana – si è tenuto il “Forum Aree Interne 2017”. Hanno partecipato il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, l’onorevole Enrico Borghi, consigliere della Presidenza del Consiglio dei ministri per l’attuazione della SNAI, l’economista Fabrizio Barca (qui il suo intervento), e anche Magda Culotta, sindaca di Pollina (PA) e portavoce dell’area interna Madonie: “L’elaborazione della Strategia d’area – ha ricordato a Roma, al ForumPA2017 – è stata fondamentale per rafforzare le sinergie tra gli enti locali coinvolti, con la nascita dell’Unione dei Comuni delle Madonie”. (lm)

aperta il 01/06/20170 partecipanti

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