Le aree interne sono laboratori di innovazione

“Ho l’impressione che le aree interne rappresentino un luogo di osservazione privilegiato per comprendere dal punto di vista analitico le crisi più urgenti che stiamo attraversando, che sono quella ambientale, quella fiscale dello stato e quella migratoria, permettendo anche di individuare alcune pratiche di innovazione che cercano di dare risposta a queste crisi in termini di adattamento o di superamento”. Giovanni Carrosio, sociologo dell’ambiente e del territorio, è uno dei coordinatori del team di supporto al Comitato Tecnico Aree Interne: a Seneghe (OR), è stato tra i protagonisti della Scuola di sviluppo locale Sebastiano Brusco, dov’è intervenuto giovedì 13 luglio parlando di “aree interne nella nuova geografia dell’innovazione”.
La stessa tavola rotonda è stata aperta dalla coordinatrice del Comitato Tecnico Aree Interne, Sabrina Lucatelli, che nel suo intervento ha ricordato che la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) rappresenta “una strategia innovativa, che spinge su servizi e investimenti e che tenta la costruzione di filiere ‘intelligenti’ sul territorio, e che per coglierne appieno le potenzialità i territori hanno la necessità di osare, di non far ‘passare un treno’ fondamentale per il futuro di tanti Comuni senza fare scelte decisive sui servizi”. Perché possa considerarsi efficace, “l’operazione SNAI dovrà contribuire a un ripensamento delle politiche ordinarie, con una particolare attenzione alle specificità dei territori”, ha detto Lucatelli, complimentandosi con tutti coloro che hanno lavorato alla definizione della Strategia d’area per l’Alta Marmilla, nel Sud/Sud-est della provincia di Oristano, che è in via di chiusura ed approvazione.

Giovanni Carrosio ha poi presentato una serie di riflessioni “che nascono – racconta – dal lavoro di campo nelle ‘aree interne’ in cui è attiva oggi la SNAI, che tanto per superficie quanto per popolazione coinvolta sono un campione rappresentativo a livello nazionale”.  Secondo Carrosio, vale la pena guarda ai “processi di innovazione che avvengono ai margini. Pensiamo alla questione migratoria, che investe la democrazia e il funzionamento stesso delle comunità: nelle ‘aree interne’ osserviamo fenomeni estremizzati rispetto ad altri contesti. I primi 30 Comuni italiani per percentuale di stranieri residenti sul totale della popolazione sono considerati ‘aree interne’. Se poi consideriamo che nella maggior parte di questi Comuni la popolazione che abita è inferiore a quella che risiede, per il fenomeno delle seconde case, la percentuale si alza fino ad arrivare, in alcuni casi, a una maggioranza assoluta di stranieri nelle fasce sotto i 65 anni, tra la ‘popolazione attiva’. Nei contesti urbani, ovviamente, questo non si vede. È una situazione che pone alcune questioni di fondo: chi è cittadino? Chi elegge il sindaco? Come si crea una democrazia locale rappresentativa, di fronte a una maggioranza senza cittadinanza? Nel nostro caso, come si fa a coordinare e realizzare politiche di sviluppo locale, la cui discussione e implementazione dovrebbe coinvolgere tutti gli attori rilevanti su un territorio, se una percentuale così elevata della popolazione non può partecipare alla vita democratica, è esclusa dal circuito della rappresentanza?”.

Anche la crisi dello Stato di diritto emerge in modo più evidente nelle “aree interne”, laddove esistono sistemi locali più semplici: e dove un welfare – secondo il modello urbano prevalente – o non c’è mai stato oppure è stato decostruito. Così – sottolinea Carrosio – “la risposta alla domanda ‘come si mantiene un sistema di welfare, di fronte alla recessione?’ è l’emergere di nuove forme di mutualismo che nascono dal basso, processi come l’infermiere di comunità, o la territorializzazione dei servizi di assistenza, che potrebbero ben integrarsi con il welfare, ma che pone dei problemi organizzativi, dato che i confini tra sociale e sanitario ed in alcuni casi anche tra sociale, sanitario e scuola sembrano non esistere più”. Un esempio arriva dall’area interna del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta: c’è l’idea di garantire un’indennità a ragazzi (possono essere studenti o volontari in servizio civile) perché vadano a trovare a casa gli anziani, portando loro un caffè o i giornali, e dandosi così un’occasione per parlare con loro, e capire come stanno: “Dal punto di vista della Strategia Nazionale Aree Interne, un intervento del genere, che ha natura sociale, ha però caratteristiche sanitarie, nel senso che il risultato atteso è una riduzione del tasso di ospedalizzazione evitabile della popolazione anziana”. Parlando di salute, Sabrina Lucatelli ha ricordato come il tema sia cruciale per la SNAI, che ha come obiettivo quello di rinforzare le reti sanitarie territoriali, azione che dev’essere letta anche come potenziale generatrice di nuovo lavoro. Lavoro che, anche in altri ambiti, potrebbe nascere da iniziative di microcredito: Lucatelli ha dato la disponibilità del Comitato di sedersi a ragionare di microcredito, riconoscendo che “tante piccole iniziative meritevoli oggi non trovano spazio nelle linee di finanziamento esistenti”.

La riflessione di Giovanni Carrosio ha chiuso invece toccando il tema della crisi ambientale: l’azione sul campo della SNAI ha permesso di riconoscere, e fatto emergere, numerosi esempi di una nuova edilizia (dalle case di paglia alle case di legno) e una propensione all’utilizzo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili: “È naturale nelle ‘aree interne’ – spiega – veder emergere il tema delle ‘smart grid’, i sistemi intelligenti capaci di gestire produzione e domanda decentrata e diffusa multi-fonte di energia, elettrica in particolare. Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale (SEN) non sembra assecondare questa tendenza, non essendo curvata territorialmente”. Non considera, cioè, la specificità delle aree interne del Paese, che pure occupano il 60% del territorio e ospitano quasi un quarto della popolazione dell’Italia.

(luca martinelli, foto di matteo lecis cocco-ortu da instagram)

aperta il 16/07/20170 partecipanti

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