Come costruire un'idea di scuola (superiore) nelle aree interne?

Come costruire un’idea di scuola (superiore) nelle aree interne?

La scelta della scuola superiore nelle aree interne è spesso condizionata dalla vicinanza o dalla lontananza di un istituto e da una offerta che sconta un duplice problema: la mancata corrispondenza tra le vocazioni di un’area (reali o potenziali) e gli indirizzi formativi, e il disegno di una formazione tecnica/professionale poco innovativa e attrattiva.

Nella riformulazione degli indirizzi di carattere tecnico/professionale si pensa spesso alla rivalutazione di mestieri considerati in disuso, ma occorre costruire percorsi didattici ‘aperti’ in cui sperimentare e intrecciare discipline, a cavallo tra scienza, tecnologia, manualità e creatività, come in un laboratorio di ricerca.

La criticità del trasporto pubblico locale spinge inoltre gli studenti a forme di adattamento che possono incidere non solo sulle loro scelte educative (scelgo la scuola più vicina) ma anche sulla qualità degli apprendimenti. Il miglioramento dell’offerta scolastica e l’apertura della scuola oltre l’orario scolastico, così come l’istituzione dei poli scolastici nelle aree interne, necessitano quindi di un ripensamento delle possibilità di accesso agli istituti e un diverso uso degli spazi.

Quali canali di innovazione sperimentare per rafforzare i legami tra esperienza formativa, vocazioni territoriali, e attività economiche emergenti? Possono i poli scolastici rispondere a queste esigenze e, per questo, essere pensati come dei laboratori di ricerca aperti o anche come dei ‘Campus’ diffusi?

(Daniela Luisi)

aperta il 07/08/20141 partecipanti

  • One Response to “Come costruire un’idea di scuola (superiore) nelle aree interne?”

    1. MANUELA MECCHIA ha detto:

      La capacità di progettazione finalizzata all’ampliamento dell’offerta formativa costituisce il “cuore” dell’Autonomia scolastica. Questa capacità è reale se sorretta dalla continua ricerca e sperimentazione di modelli: sperimentazione e ricerca ne rappresentano, dunque, il “cervello”. L’autonomia così intesa ha la possibilità di definire nuovi spazi progettuali, sia in termini di efficacia e di efficienza dell’organizzazione e delle procedure, sia in termini di ascolto delle istanze dei territori, di cocostruzione di obiettivi e mete, di creazione di climi e anche di creazione di comuni passioni e di possibili alleanze strategiche fra scuola e territorio locale.
      La scuola superiore delle aree interne è di per sé espressione di complessità, la metafora che la definisce è la periferia; nella stragrande maggioranza dei casi è collocata nel “fondovalle” e raccoglie e canalizza le disarmonie e le esigenze di un intero territorio montano o più territori montani: dunque periferia rispetto ai comuni montani di riferimento, periferia della grande città.
      Questa scuola della montagna può davvero essere uguale a quella dei centri cittadini e questa idea di uguaglianza rappresenta davvero un valore aggiunto?
      La risposta è no e se gli strumenti normativi non sono ancora perfetti e sono necessari ulteriori interventi in materia di organici e curricoli, questo non può bloccare la scuola in un presente senza prospettive e molto già si può fare perché questa specificità divenga un valore aggiunto. Elenco qui gli interventi realizzati dall’Istituto Solari (Tolmezzo) per tracciare una mappa del possibile, che disegni una reale corrispondenza tra le vocazioni di un’area e gli indirizzi formativi, che apra la scuola al territorio, perché ne diventi riferimento:
      – l’organico dell’autonomia non è ancora una realtà, ma le disposizioni sull’autonomia e la flessibilità ci consentono di creare delle vere e proprie banche di risorse: attraverso l’organizzazione modulare è possibile strutturare l’offerta formativa in una struttura oraria che crea di fatto una banca di risorse e che va a costituire un vero e proprio “organico di autonomia” a costi zero: con 32 moduli infatti si garantisce più dell’80% dei curricoli; le rimanenti risorse divengono spazio progettuale con cui ogni indirizzo, articolazione, opzione può declinare un proprio curricolo
      – attraverso questo monte ore di istituto il curricolo di ogni indirizzo e/o articolazione e opzione può contare su un reale spazio di flessibilità (n. 4 moduli settimanali): uno spazio di autonomia progettuale nella quale si possono:
      a) nei bienni iniziali, progettare le condizioni per un reale progetto centrato sul successo formativo di tutti e di ciascuno, garantendo uno spazio orario strutturale al curricolo per i laboratori di sviluppo di metacompetenze, dove si lavora realmente su competenze trasversali;
      b) nel secondo biennio e quinto anno uno “spazio laboratoriale vocazionale” con cui rispondere e far proprie le diverse esigenze di sviluppo concordate con il territorio
      C) è qui che può entrare in gioco il territorio come progetto, dando sostanza a quanto previsto dalla Riforma della scuola secondaria superiore: mestieri, arti della tradizione, ma anche collaborazioni e sinergie con le realtà industriali, con particolare riferimento alle nuove tecnologie, possono divenire un riferimento per garantire una reale corrispondenza tra le vocazioni di un’area e gli indirizzi formativi.
      La nostra esperienza nella sperimentazione decennale di un percorso di tecnologia del legno, che è poi diventato opzione nazionale, ci rassicura sul fatto che tutto questo non solo è possibile, ma necessario, soprattutto nelle zone marginali dove le povertà sono maggiori e dove è più che mai necessario che la scuola si rafforzi come agenzia formativa a 360°. Per realizzare questo percorso siamo partiti dalla consapevolezza che il legno e la pietra rappresentano, da sempre, elementi non solo caratterizzanti il contesto naturalistico e ambientale della Carnia, ma, nella sua tradizione culturale, si identificano come materie prime con cui si è espressa la “creatività” di un popolo, dando origine a un patrimonio di conoscenza, che ha da sempre saputo coniugare il rispetto dell’ambiente e le esigenze di sviluppo antropico. Questo patrimonio si è espresso in professionalità che hanno dato vita a un contesto economico-produttivo, caratterizzato da una “ artigianalità alta”, intesa non solo come insieme di tecniche, metodologie e sistemi di produzione e lavorazione, ma anche come sensibilità, valori, etica; in altre parole, come patrimonio di cultura che rischiava di andare completamente disperso.
      Dopo l’esperienza della Tecnologia del legno, stiamo percorrendo la stessa ricerca per:
      – la costruzione di un percorso di agricoltura (produzione e trasformazione di prodotti agroalimentari) per la montagna nel settore dei Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale
      – la ricerca nel campo fitocosmetico, con coltivazione (in quota) e estrazione di principi primi, nei percorsi chimico-biologici del settore tecnico-professionale dell’Istituto
      – l’inserimento dei percorsi, sia di tipologia “A” che “B” IeFP nel settore professionale collegati ai settori produttivi strategici per il territorio (agroalimentare e legno) per garantire la formazione anche agli allievi più in difficoltà con percorsi mirati, a vocazione laboratoriale
      – lo sviluppo di progetti nel settore ENERGIA, con le diverse filiere territoriali: filiera acqua-energia, filiera legno-energia
      – la creazione di un percorso di istruzione adulta in linea con il Decreto 263/12 centrato interamente su una progettazione didattica per competenze, aperto e flessibile in modo personale a ogni utente
       – lo sviluppo di tecnologie di comunicazione on – line, di piattaforme virtuali su cui e attraverso cui lavorare:
       in team, come docenti, superando l’impasse delle distanze e della non residenzialità – la maggioranza dei docenti nelle scuole delle aree interne, è pendolare; avere a disposizione luoghi di incontro, progettazione e condivisione virtuali consente di ridurre la permanenza per l’intera giornata dei docenti a scuola
       – da casa, per gli allievi, che possono così giovarsi di materiali per attività di recupero/potenziamento o, nell’istruzione adulta, per completare il percorso di studi.
      Siamo quindi oramai convinti della necessità del recupero della tradizione come elemento centrale del POF, anche in ragione della oramai diffusa coscienza della strategicità di una visione che vede l’ambiente come ricchezza e risorsa, come precondizione per dare vita a uno “sviluppo sostenibile” del territorio. La qualità di ogni possibile sviluppo si delinea infatti come equilibrio dinamico tra “territorio naturale-biologico”, ambiente “antropico, sociale, culturale e economico” e ambiente “costruito”.
      Per questa esperienza vissuta, siano oramai persuasi che della necessità della valorizzazione del territorio locale e del suo patrimonio culturale e della una rilettura di una tradizione, che consente la creazione di scenari di possibili economie future, intorno alle quali potranno trovare spazio nuove prospettive di sviluppo.
      Per rendere ancora più efficiente questo processo di integrazione scuola territorio sarebbe necessario aumentare, con investimenti mirati, la possibilità di utilizzo delle nuove tecnologie on-line, la possibilità di poter garantire una offerta formativa residenziale svolta in contesto montano (ad esempio utilizzando le strutture delle scuole di base o di altre realtà formative sottoutilizzate), con una calendarizzazione diversa da quella tradizionale (Summer school, Whinter school), nonché l’effettiva attuazione di un organico dell’autonomia.

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  • MANUELA MECCHIA - scuola dirigente
    Iscritto da 3 anni Ultimo login @ 03 Novembre 2014

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